Per migliorarsi, per raccontarsi, per aumentare la propria attrattività nei riguardi di clienti, partner e investitori: questi i potenziali vantaggi della certificazione della parità di genere, uno strumento previsto dalla UNI/PdR 125:2022 che attesta il livello di adozione delle politiche inclusive delle aziende di ogni dimensione, e che è stata ottenuta da Cariplo Factory nel corso del 2025 attraverso un impegno costante e strutturato.
L’unico requisito per la parità di genere: essere disposti a mettersi in discussione
La certificazione può essere richiesta anche dalle aziende di dimensioni minori, come startup e PMI, perché non esistono requisiti minimi: la certificazione non è pensata come un riconoscimento per chi ha già raggiunto determinati standard, ma come un percorso strutturato di miglioramento e apprendimento costante.
L’unico, vero prerequisito è la disponibilità dell’organizzazione a mettersi in discussione, a lavorare sui propri dati e a introdurre logiche di misurazione e responsabilità. Dal punto di vista legale è fondamentale essere consapevoli che la certificazione richiede impegni formali, verificabili, coerenti nel tempo: non si tratta di una dichiarazione di intenti ma di un sistema pensato per reggere la prova di eventuali verifiche esterne.

Come prepararsi al meglio per richiedere la parità di genere
Il primo passo per affrontare il percorso è un approfondimento puntuale della normativa UNi/PdR 125:2022 e, soprattutto, una piena comprensione dei KPI applicabili alla propria realtà, che possono variare (e di molto) in funzione della dimensione aziendale.
Il vero punto di partenza è la ricostruzione dei dati. Per questo è essenziale coinvolgere i responsabili delle risorse umane, della parte legale, e figure chiave dotate di conoscenza storica dell’organizzazione al fine di garantire coerenza tra policy, prassi operative, obblighi normativi.
Per startup abituate a lavorare in contesti dinamici e veloci il confronto con questo particolare tipo di audit può risultare complesso, al punto da chiedere un vero e proprio cambio di mentalità per arrivare a una maggiore formalizzazione e tracciabilità delle decisioni.
Gli impatti e le conseguenze sull’organizzazione aziendale
La certificazione per la parità di genere ha come primo effetto quello di introdurre una logica di misurazione continua e di trasparenza, capace di produrre un impatto significativo su qualsiasi tipo di organizzazione a prescindere dalla dimensione e dal fatturato.
Il cambiamento più rilevante è di tipo culturale: aumenta la tracciabilità dei processi decisionali e la loro coerenza su ambiti complementari, come la gestione delle carriere, delle retribuzioni, delle politiche di welfare e delle misure di conciliazione vita-lavoro.
I KPI della certificazione diventano, in questo contesto, uno strumento operativo che consente di pianificare azioni concrete e di lavorare in anticipo su temi che, in assenza di una struttura formale, rischiano di rimanere non presidiati per lungo tempo.
I vantaggi competitivi per le startup che la ottengono
La certificazione non è una mera leva economica, anche se il suo ottenimento comporta una serie di sgravi fiscali e vantaggi nelle procedure competitive e nei bandi pubblici.
Il vero vantaggio competitivo – se così possiamo chiamarlo – è di natura prevalentemente culturale e reputazionale. La certificazione rafforza l’attrattività dell’azienda nei confronti dei talenti, dei partner e delle istituzioni, e contribuisce a costruire un’immagine di affidabilità basata su processi strutturati e verificabili in luogo di dichiarazioni astratte.
Il mercato, negli ultimi anni, ha mostrato un’attenzione crescente nei confronti della parità di genere. Non è più sufficiente dichiarare un impegno generico, perché vengono richiesti dati, indicatori, risultati concreti e l’attenzione è destinata ad aumentare ulteriormente con requisiti vieppiù stringenti (anche alla luce della nuova Direttiva Europea 2023/970 e dei possibili risvolti legati alla sua attuazione sul tema della parità salariale).
Uno strumento per prevenire gli squilibri di crescita
Alla luce di tutto questo la strategia ottimale per una startup non deve essere mirata a un immediato ottenimento della certificazione, quanto alla definizione di pratiche organizzative coerenti con i principi della parità di genere. Anche nelle fasi di vita iniziali, adottare criteri chiari nella gestione delle persone, nell’attenzione alla conciliazione vita-lavoro, nelle politiche di welfare e genitorialità consente di prevenire squilibri che, con la crescita, diventano più complessi da correggere.
Con l’aumento delle dimensioni e della complessità organizzativa il percorso di certificazione può diventare uno strumento naturale per strutturare e rendere misurabili pratiche già in parte presenti. In questa fase la certificazione non è solo un adempimento ma un supporto alla crescita perché introduce sistemi di monitoraggio, KPI, processi che accompagnano l’evoluzione dell’azienda.
Certificazione della parità di genere e Gender Lens Investing
In conclusione, è utile notare come la certificazione si inserisca in un trend più ampio di attenzione verso governance, sostenibilità e gestione dei rischi della startup. Più che fornire una dimostrazione puntuale di ritorno economico, essa dimostra la capacità dell’azienda di gestire processi complessi, produrre dati affidabili, affrontare audit e verifiche. Tutti elementi che contribuiscono a rafforzare la fiducia degli investitori nel lungo periodo.
Il “Gender Lens Investing“, l’approccio che pone l’uguaglianza di genere al centro delle decisioni di investimento, si va affermando come uno dei trend più interessanti nel mondo della finanza sostenibile. Si tratta di un approccio che valuta le aziende considerando anche la leadership e la partecipazione femminile nei ruoli decisionali, l’impegno concreto nella riduzione del gender pay gap, lo sviluppo di soluzioni che favoriscano l’empowerment delle donne.
Se è vero che solo una piccola parte dei fondi sono destinati a startup fondate da donne (10% in Europa, 22,7% negli USA), i dati dimostrano che i fondi guidati a loro volta da donne o orientati secondo criteri di Gender Lens Investing registrano performance di rendimento migliori o comparabili rispetto a quelli tradizionali, a maggioranza maschile. Per questo motivo il Gender Lens Investing si configura sempre più come una leva concreta di crescita, innovazione, competitività nel lungo periodo, e i suoi aspetti chiave sono gli stessi che la certificazione pone al centro del dibattito.
Francesca Bosco, Senior Legal Officer, responsabile del Comitato per la Parità di Genere
Carmen Cancellari, Event Manager, membro del Comitato per la Parità di Genere