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Corporate Venture Building: chi è e cosa fa l’entrepreneur-in-residence

La crescita di interesse nei confronti del “fenomeno venture building” va di pari passo con la crescita dell’interesse nei confronti delle sue molteplici declinazioni pratiche e operative: come si gestisce il rapporto fra i vari partner di un’iniziativa di questo tipo? Come si selezionano le idee da portare a mercato? E, infine, come si selezionano le figure incaricate di prendere il comando delle nuove ventures e guidarne il percorso di crescita?

Quest’ultima domanda, in particolare, è molto interessante nella misura in cui non esiste un profilo univoco di “entrepreneur-in-residence”, ma le sue caratteristiche ideali possono variare a seconda della tipologia di venture builder e di altre variabili fondamentali.

Per molti aspetti diverso dal “founder” di startup così come abbiamo imparato a conoscerlo fino ad oggi, l’entrepreneur-in-residence è colui che viene selezionato dal team di venture building per essere posto alla guida di una ventures già costituita, focalizzandosi soprattutto sulla raccolta dei capitali e/o sulla fase di bootstrapping, curando al contempo le relazioni con uno o più partner corporate e istituzionali coinvolti nel progetto.

Nei modelli di venture building che prevedono la partecipazione di corporate e istituzioni rilevanti prevale – secondo la nostra esperienza – l’interesse verso entrepreneur-in-residence dotati di esperienza e competenze in ambito fundraising e relazioni istituzionali. Conoscenze tecniche, di sviluppo e valutazione del prodotto restano requisiti importanti ma secondari rispetto alle competenze di business e relazionali.

Non si tratta, quindi, di una figura professionale completamente nuova, bensì di un ruolo a metà strada fra l’imprenditore e il manager. Se lo startupper tradizionale può plasmare l’azienda a propria immagine e somiglianza, tuttavia, l’entrepreneur-in-residence subentra a giochi già fatti per guidare la venture nella raccolta capitali e nella fase successiva di scaling. Una figura capace di gestire i rapporti con partner e sostenitori strutturati, quindi, e di estrarre il massimo valore dal network e dalle risorse presenti al suo interno.

Allargando la visione, è interessante notare come alcuni corporate venture builder possano privilegiare, a determinate condizioni, l’ingaggio di figure esterne in ottica di co-founder del progetto, instaurando un rapporto maggiormente paritario rispetto a quello che si instaura con un entreprenur-in-residence, con conseguente maggiore assunzione di rischio da parte della figura coinvolta. Secondo il report “The way to win in corporate venturing” di McKinsey, le ventures guidate da imprenditori seriali in veste di co-founder hanno generato, in media, 1,9x di ricavi per ogni dollaro investito e 10 milioni di dollari di fatturato nei primi 31 mesi: numeri rilevanti, che lasciano intuire come non esista un’unica formula valida per tutte le situazioni.

Il valore aggiunto di chi ha già avuto un’esperienza imprenditoriale e vuole riprovarci, senza dover fare l’intero percorso “from zero to one”

Fatte le dovute distinzioni, il ruolo degli enrepreneur-in-residence rimane fondamentale: l’”EIR” è colui che prende il comando di un’attività nata all’ombra di una grande azienda per portarla al suo massimo potenziale. Per quanto si tratti di un ruolo attrattivo anche per consulenti e manager propensi a “mollare tutto” per tentare l’avventura imprenditoriale, l’entrepreneur-in-residence ideale, secondo noi, ha già avuto un’esperienza imprenditoriale in passato e sceglie di abbandonarla per rimettersi in gioco, nuovamente.

Figura ibrida, consapevole del proprio valore inespresso, egli intraprende il percorso da entrepreneur-in-residence lasciandosi alle spalle un ruolo di co-founder di successo, in una scaleup già avviata, per ripartire da principio senza dover affrontare la fase incerta e spesso logorante del passaggio “da zero a uno”: niente noie burocratiche, un MVP già sviluppato, analisi di mercato già disponibili, relazioni con partner e clienti già avviate, da amalgamare e trasformare in un prodotto o servizio di successo.

C’è qualcuno, là fuori, che si sente all’altezza di una sfida così?

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