Ex parlamentare, consulente con una vasta esperienza in ambito ONU ed economico globale, Diana Battaggia è attualmente Direttrice dell’Ufficio UNIDO ITPO Italy che collabora nella realizzazione del report Next-Gen Food di Cariplo Factory.
Nel suo operato promuove partenariati internazionali, industrializzazione sostenibile, crescita delle PMI e Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite attraverso iniziative di investimento, innovazione, e trasferimento tecnologico in tutto il mondo. La sua testimonianza è particolarmente preziosa per capire quali sono le opportunità, e le sfide, dell’export di servizi e prodotti innovativi in ambito alimentare verso i Paesi in via di sviluppo.
Di che cosa si occupa UNIDO e ITPO Italy e che cosa fate, nello specifico, per le aziende e le startup innovative italiane?
UNIDO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale, è l’agenzia specializzata dell’ONU con l’obiettivo di supportare i Paesi membri nella crescita economica attraverso industrializzazione sostenibile, innovazione, trasferimento tecnologico, sviluppo delle competenze e rafforzamento delle filiere produttive. È inoltre considerata il custode dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 9 (SDG 9) dell’Agenda 2030, dedicato a industria, innovazione e infrastrutture.
All’interno di questo quadro, UNIDO ITPO Italy – l’Ufficio italiano di UNIDO per la Promozione Tecnologica e degli Investimenti – svolge un ruolo specifico di ponte tra il sistema imprenditoriale italiano e i Paesi in via di sviluppo ed economie emergenti. L’ufficio favorisce investimenti sostenibili, cooperazione industriale, trasferimento di know-how e creazione di partnership tecnologiche, rappresentando un osservatorio privilegiato sulle necessità concrete dei Paesi in via di sviluppo, dalle sfide infrastrutturali alla sicurezza alimentare, favorendo la connessione fra innovazione e sviluppo e creando opportunità concrete di collaborazione tra aziende, incubatori, centri di ricerca e istituzioni.
Un esempio concreto è il progetto che stiamo portando avanti in Ghana – grazie al supporto economico del Ministero italiano degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo – sul tema dei rifiuti tessili e dell’economia circolare. Partendo dalla gestione degli scarti tessili e del second-hand clothing, lavoriamo per creare connessioni tra stakeholder locali, istituzioni, startup e aziende italiane capaci di offrire tecnologie, know-how e modelli innovativi per il riciclo, il riuso e la valorizzazione dei materiali. L’obiettivo è trasformare una sfida ambientale in un’opportunità di sviluppo sostenibile, occupazione e innovazione industriale.
Qual è stato, nello specifico, il vostro contributo nel favorire la collaborazione fra imprese e startup, soprattutto in ambito alimentare?
Negli ultimi anni abbiamo lavorato per rafforzare ecosistemi dell’innovazione capaci di mettere in connessione startup, PMI, investitori, acceleratori e grandi imprese, soprattutto nei settori strategici della sostenibilità e dell’agroindustria. Nel comparto alimentare abbiamo promosso iniziative focalizzate su agritech, foodtech, packaging sostenibile, economia circolare e valorizzazione delle filiere locali. Il nostro approccio consiste nel creare piattaforme di dialogo e collaborazione tra innovatori e mercati, favorendo il trasferimento di tecnologie e modelli di business sostenibili.
Un esempio concreto è rappresentato dalla “Wine-Win Call for Winemakers in Lebanon”, realizzata nell’ambito del progetto “Twinning partnership for sustainable small and medium-sized enterprises development in Lebanon”, implementato da UNIDO ITPO Italy con il supporto finanziario della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. L’iniziativa mira a creare un partenariato di gemellaggio tra PMI libanesi della Bekaa Valley e imprese italiane del Friuli Venezia Giulia attive nel settore vitivinicolo, con l’obiettivo di rafforzare produttività, competenze e sostenibilità attraverso trasferimento di conoscenze, formazione tecnica, scambi e attività di networking con università e stakeholder del settore enologico.
Questo tipo di iniziative dimostra concretamente come la cooperazione internazionale possa generare valore reciproco, favorendo non solo la crescita economica delle imprese coinvolte, ma anche il rafforzamento dei legami tra territori e sistemi produttivi, attraverso innovazione, skills development e condivisione di buone pratiche.
Quali sono, in questo momento, gli aspetti da tenere in considerazione per chiunque voglia esportare soluzioni innovative in ambito alimentare verso i Paesi in via di sviluppo?
Oggi esportare innovazione alimentare verso i Paesi in via di sviluppo richiede un approccio molto più integrato rispetto al passato. Uno degli aspetti principali riguarda la capacità di rispondere alle sfide climatiche e alla sicurezza alimentare. Cresce infatti la domanda di soluzioni legate ad agricoltura resiliente, gestione efficiente dell’acqua, energie rinnovabili applicate all’agroindustria e riduzione delle perdite post-raccolta.
Dal punto di vista degli investimenti, si osserva un forte interesse verso tecnologie legate a tracciabilità, digitalizzazione delle filiere, agricoltura di precisione e packaging sostenibile. Tuttavia, esistono ancora criticità normative e infrastrutturali che possono rallentare l’adozione dell’innovazione, soprattutto in termini di standard, certificazioni, accesso ai finanziamenti e capacità tecniche locali.
Per questo motivo è fondamentale costruire partenariati locali solidi e sviluppare modelli di cooperazione pubblico-privata che favoriscano trasferimento di competenze e ownership locale.
Che cosa è stato fatto a livello italiano e globale, che cosa resta da fare per raggiungere l’obiettivo sancito dal Goal 9?
Il Goal 9 dell’Agenda 2030 punta a costruire infrastrutture resilienti, promuovere industrializzazione inclusiva e sostenibile e sostenere l’innovazione. Negli ultimi anni sono stati fatti progressi significativi sia a livello italiano sia internazionale.
In Italia si è rafforzato il sostegno all’innovazione attraverso programmi dedicati a startup, transizione digitale, industria 4.0 ed economia verde. A livello globale, organizzazioni internazionali, governi e settore privato hanno investito sempre di più in tecnologie sostenibili, infrastrutture intelligenti e sviluppo delle competenze.
Tuttavia, restano ancora molte sfide aperte, in particolare nel continente africano, dove persistono forti divari infrastrutturali, energetici e tecnologici che limitano la piena industrializzazione e l’accesso all’innovazione. Occorre quindi rafforzare la cooperazione internazionale, aumentare gli investimenti in innovazione sostenibile e creare ecosistemi più inclusivi, capaci di coinvolgere giovani, donne e piccole imprese nei processi di trasformazione economica.
Qual è, in questo contesto, il valore di un report come quello di Cariplo Factory?
Un report come quello di Cariplo Factory rappresenta uno strumento molto importante perché contribuisce a leggere in modo concreto l’evoluzione dell’ecosistema dell’innovazione e delle startup, evidenziando trend emergenti, opportunità e criticità, e può diventare uno strumento utile per orientare le decisioni di policy e investimento, migliorare il matching tra ecosistemi innovativi e Paesi in via di sviluppo e rafforzare il dialogo tra innovazione italiana e priorità globali.
UNIDO ITPO Italy supporta e valorizza questo tipo di analisi perché si inserisce pienamente nel proprio mandato di promozione dell’industrial development inclusivo e sostenibile. Inoltre, contribuisce a rendere più efficace l’azione di “bridging” di ITPO Italy, aiutando a identificare tecnologie e modelli scalabili che possano essere trasferiti in contesti emergenti con alto impatto socio-economico.