Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio Waste Watcher, pubblicato in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2025, nell’ultimo anno in Italia sono state sprecate oltre 1,7 milioni di tonnellate di cibo, equivalente di 3,4 miliardi di pasti da 500 grammi. Il dato è indicativo di quanto siano profondi i costi nascosti legati al settore del food, e di quanto resti ancora da fare per rendere più sostenibili, equi e resilienti i nostri sistemi agroalimentari.
Su una scala ben più elevata, i costi nascosti delle filiere raggiungono i 10 trilioni di dollari a livello globale, secondo il report “The state of Food And Agricolture 2024” della FAO, di cui il 70% legati all’impatto generato da malattie non trasmissibili e associate a cattive abitudini alimentari, mentre la percentuale restante riguarda gli impatti sociali e ambientali delle inefficienze produttive. Sono problemi con cui le filiere alimentari fanno i conti da anni e che, oggi più che mai, necessitano di soluzioni adeguate, sistemiche e in grado di scalare rapidamente.
Sfide di produttività, resilienza ai cambiamenti climatici, cambiamento delle condizioni di consumo e di lavoro
In questo scenario è evidente come la sfida più urgente sia quella dell’utilizzo efficiente delle risorse naturali e il loro impatto sull’ambiente e le società. Di fronte a una superficie coltivabile in diminuzione e una popolazione mondiale in continua crescita non è più possibile ignorare il problema posto dagli sprechi alimentari, accentuato dalle difficoltà di adattamento delle colture agli effetti avversi del cambiamento climatico.
Altre sfide verso cui stanno convergendo gli sforzi di istituzioni, innovatori e investitori riguardano il cambiamento delle abitudini alimentari dei consumatori e il miglioramento delle condizioni di lavoro dei produttori, con la progressiva riduzione della filiera e l’introduzione di nuovi alimenti nella dieta quotidiana, nell’ottica di favorire una alimentazione sana, nutriente, sostenibile e prodotta in modo equo. Infine, diventa sempre più rilevante la sfida posta dalla crescita degli allevamenti intensivi e del conseguente rischio di moltiplicarsi di nuove pandemie trasmesse dagli animali agli uomini tramite “spillover”.
Una consapevolezza tuttora carente, che va alimentata se si vuole portare avanti l’innovazione
La risposta a queste sfide passa attraverso l’innovazione: dall’agricoltura 4.0 a nuove modalità di coltivazione supervisionata dallo spazio, dalle nuove forme di alimentazione rese possibile grazie alla tecnologia fino agli strumenti in grado di prolungare la durata media e rimette in circolo i prodotti non consumati, ci troviamo in un momento estremamente promettente dal punto di vista delle opportunità e possibilità di intervento.
Resta, tuttavia, da vincere quella che forse è la sfida più grande: l’inerzia di molti di fronte ad alcune delle sfide più urgenti, come la riduzione degli sprechi, l’efficientamento delle risorse, l’attenzione verso le condizioni di lavoro, che non hanno fin qui ottenuto la stessa attenzione e visibilità riservata – ad esempio – ai rischi posti dal cambiamento climatico. Eppure, la soluzione di questi problemi può solo essere sistemica, con il coinvolgimento di tutti gli stakeholder coinvolti nel settore del food e delle sue molteplici diramazioni.
In questo contesto, l’obiettivo del nuovo report di Cariplo Factory “Next-Gen Food | Il futuro del cibo, il cibo del futuro” è proprio quello di raccogliere e valorizzare le storie di startup e PMI innovative impegnate in prima linea sul fronte dell’innovazione, facilitando la loro visibilità agli occhi di policy maker, istituzioni, corporate, investitori e consumatori. A fronte di costi così elevati per i singoli e per la società nel suo insieme è necessario, infatti, che tutti facciano la loro parte, per prevenire quegli impatti economici, sociali e ambientali della produzione alimentare che non possiamo davvero più permetterci di trascurare.