Ingegnere biomedico di formazione, con doppia laurea al Politecnico di Milano e alla University of Illinois di Chicago, Guido Walter Di Donato durante gli anni universitari ha lavorato sulle applicazioni dell’ingegneria informatica nel settore biomedicale, facendo esperienza presso il NECSTLab sotto la guida del professor Marco Santambrogio.
Dopo aver acquisito ulteriori competenze nella biometria, genomica computazionale ad alte prestazioni e machine learning per la diagnosi e ricerca farmaceutica, collaborando con centri di ricerca e aziende internazionali, è giunto a una convinzione chiara: l’innovazione esprime il suo massimo valore quando riesce a trasformarsi in impatto reale. Da qui a fondare GenoGra il passo è stato breve.
Come è nata GenoGra?
Lavorando nella genomica computazionale ho visto da vicino i limiti delle soluzioni esistenti: troppo complesse e costose per essere accessibili su larga scala. Durante un periodo di ricerca al Berkeley Lab ho iniziato quindi a lavorare sulla pangenomica, un approccio innovativo all’analisi dei dati genomici che mi ha colpito subito per il suo potenziale trasformativo. Tornato in Italia, ho riunito un piccolo team per affrontare uno dei principali colli di bottiglia del settore: un’analisi secondaria ancora lenta e complessa, spesso legata a metodi basati su riferimenti lineari. La pangenomica, invece, è più semplice e accurata, ma molto più impegnativa dal punto di vista computazionale. Da questa convergenza tra rilevanza scientifica, proprietà intellettuale brevettabile ed esigenza di mercato è nata GenoGra, nel giugno 2023.
Quali sono stati i principali risultati raggiunti finora?
Il risultato più importante, finora, è stato trasformare un risultato accademico nel campo del deep tech in un’azienda vera e propria, in una base tecnologica protetta e in una piattaforma software che oggi si sta aprendo al mercato. Abbiamo tutelato l’innovazione con brevetti in Italia e a livello internazionale, e validato e migliorato la piattaforma attraverso collaborazioni con aziende private e istituti di ricerca, tra cui GenomSys e Newcastle University. Nel febbraio 2026 abbiamo chiuso un round di finanziamento pre-seed da 1 milione di euro, che ci ha dato le risorse per accelerare lo sviluppo del prodotto e il lancio sul mercato.
Quali sono stati i principali riconoscimenti ottenuti?
I riconoscimenti ottenuti hanno rappresentato per noi tappe fondamentali del percorso. GenoGra ha vinto la Switch2Product 2021 Innovation Challenge, che prevedeva una sovvenzione di 30.000 euro per la prototipazione e la validazione. Successivamente abbiamo vinto la StartCup Lombardia 2022 nella categoria Life Science & MedTech, ricevendo un premio di 25.000 euro. Dopo il Premio Nazionale dell’Innovazione, siamo stati selezionati anche per lo Young Entrepreneur Program e, nel 2024, GenoGra è stata tra i vincitori degli HiPEAC Technology Transfer Awards, che hanno riconosciuto la nostra capacità di trasferire ricerca avanzata dal mondo accademico all’industria. Un altro riconoscimento importante è stato il Premio Chimica Verde Lombardia 2024, che ha valorizzato il contributo della nostra tecnologia allo sviluppo di processi produttivi a basso impatto ambientale, a supporto della transizione ecologica del settore industriale.
Come siete entrati in contatto con Cariplo Factory?
Siamo entrati in contatto con Cariplo Factory attraverso Terra Next, l’acceleratore dedicato alla bioeconomia di cui Cariplo Factory cura la gestione operativa. In particolare, GenoGra è stata selezionata nel 2024 per il percorso di accelerazione di Terra Next, come parte della terza coorte. Il nostro rapporto è quindi nato all’interno di un programma strutturato, perfettamente coerente con le nostre applicazioni nel campo della bioeconomia e della genomica.
Quali sono stati i principali benefici e risultati ottenuti dalla vostra partecipazione a Terra Next?
I principali benefici sono stati il supporto in termini di struttura, network e operatività. Terra Next ci ha accompagnato con attività di mentoring, formazione imprenditoriale, connessioni con il mondo scientifico e industriale, validazione tecnica, supporto alla commercializzazione e assistenza nella raccolta fondi: esattamente gli elementi di cui una startup deep-tech ha bisogno quando passa dall’eccellenza nella ricerca alla realizzazione commerciale. Il risultato più concreto è che il rapporto non si è fermato alla sola accelerazione o alla visibilità: Terra Next ha partecipato al nostro round pre-seed da 1 milione di euro e ci ha supportato anche nell’individuazione di altri investitori. Proprio attraverso la loro intermediazione abbiamo conosciuto Maia Ventures, che è poi diventata il principale investitore del round.

Qual è stato, invece, il contributo di Cariplo Factory al vostro percorso?
Direi molto rilevante. La tecnologia di base e la proprietà intellettuale sono il frutto della nostra ricerca presso il NECSTLab, ma Cariplo Factory, attraverso Terra Next, ci ha aiutato ad accelerare in modo concreto la fase imprenditoriale del nostro percorso. Ha rafforzato il nostro posizionamento, ampliato l’accesso alle reti aziendali e agli investitori, e sostenuto la transizione da progetto di ricerca a società finanziata da venture capital. Diverse opportunità di validazione e di fatturato sono nate proprio da contatti attivati dal team di Cariplo Factory. A mio avviso, la prova più evidente di questo impatto è che Terra Next è passata dall’essere parte del nostro ecosistema di accelerazione a diventare parte della nostra cap table.
Quali sono i piani per il prossimo futuro?
Nel breve termine vogliamo passare dalle fasi pilota a implementazioni pienamente pronte per la produzione, continuare a far crescere il team, ed espanderci commercialmente nel settore della genomica non umana. In particolare, i settori su cui stiamo puntando sono microbiologia industriale, bioenergie, agricoltura e alimentazione, e allevamento e salute del bestiame. Parallelamente stiamo costruendo le basi per applicazioni nel campo della genomica umana e per una futura espansione clinica, pur posizionando oggi GenoGra come piattaforma per la ricerca e la genomica traslazionale, più che come prodotto IVD.
Quali sono le maggiori sfide per l’innovazione nel vostro settore di riferimento?
Le sfide sono sia tecniche sia sistemiche. Dal punto di vista tecnico, la pangenomica offre una rappresentazione molto più ricca e meno soggetta a distorsioni rispetto alla genomica tradizionale basata su riferimenti lineari, ma richiede anche uno sforzo computazionale molto più elevato. La vera sfida, quindi, è rendere una scienza così avanzata realmente utilizzabile nei flussi di lavoro quotidiani. Dal punto di vista dell’ecosistema, la genomica deep-tech deve ancora confrontarsi con processi di trasferimento tecnologico lenti, un numero limitato di investitori specializzati e, per le applicazioni nella salute umana, con percorsi di validazione e regolamentazione costosi e complessi prima di una diffusione clinica su larga scala.