Esperto di biotecnologie agro-vegetali e biotecnologie industriali, con un MSC in Agriculture presso la University College Dublin in Irlanda, Luca Cotecchia ha acquisito una profonda esperienza nell’ambito agro-farmaceutico, agro-alimentare e biotecnologie industriali.
Nel corso della sua esperienza in ambito agroalimentare ha potuto toccare con mano il problema dello spreco delle materie prime, a partire dal carciofo e dai suoi sottoprodotti. Da qui ha preso avvio un proficuo percorso di ricerca e sperimentazione che ha portato allo sviluppo di Circular Fiber, startup selezionata nel programma di accelerazione di Terra Next.
Quali sono stati i principali risultati raggiunti finora?
Il risultato più importante è stata la validazione di quella che, inizialmente, era solo un’idea: con Karshof abbiamo ottenuto una farina dai sottoprodotti del carciofo e –cosa più importante – abbiamo dimostrato di poterla utilizzare in applicazioni reali, come pasta e altri prodotti trasformati. Un passaggio fondamentale, che ci ha permesso di dimostrare come sia possibile trasformare uno scarto in un ingrediente funzionale e utilizzabile sul mercato, ricevendo un feedback diretto dai consumatori.
Quali sono stati i principali riconoscimenti ottenuti?
Nel corso dello sviluppo di Circular Fiber abbiamo ricevuto diversi riconoscimenti che per noi sono stati molto importanti, dal punto di vista della validazione del percorso che abbiamo saputo costruire. Tra i principali ricordo il Premio Cambiamenti promosso da CNA, il Premio Compraverde Veneto, legato ai temi della sostenibilità, e il riconoscimento della Camera di Commercio Austriaca (WKO), che ha dato una dimensione internazionale alla nostra attività. In seguito abbiamo ricevuto il Premio Impresa Ambiente come Startup Innovativa 2025 e il Premio Eccellenze Venete 2025, che hanno ulteriormente rafforzato la credibilità del progetto sia a livello istituzionale che territoriale.
Questi riconoscimenti sono stati importanti perché arrivano da contesti diversi – istituzioni, enti di categoria, mondo internazionale – e confermano che il modello che stiamo sviluppando ha valore non solo economico, ma anche ambientale e sociale.
Come siete entrati in contatto con Cariplo Factory?
Siamo entrati in contatto con Cariplo Factory in occasione della nostra selezione per il programma di accelerazione di Terra Next, dove abbiamo potuto crescere e confrontarci con altre realtà impegnate sull’innovazione e sulla sostenibilità nel settore agroalimentare.
Fin da subito abbiamo trovato in Cariplo Factory un interlocutore molto attento e allineato rispetto ai nostri temi chiave, in particolare l’upcycling e la valorizzazione delle biomasse. Il confronto è stato naturale, perché c’era una visione comune su come innovare il sistema, non solo il prodotto.
Da queste premesse è nato un dialogo che ci ha permesso di sviluppare ulteriormente il progetto, anche grazie al lavoro sull’analisi di Life Cycle Assessment (LCA) che ha rappresentato un passaggio fondamentale nel dare solidità scientifica a quello che stavamo costruendo.
Quanto è stato importante ottenere validazione anche sul piano istituzionale, entrando a far parte del programma di accelerazione di Terra Next?
Terra Next ha avuto un ruolo importante nel nostro percorso, soprattutto nel passaggio dalla fase progettuale a una visione più strutturata e concreta dell’azienda. Ci ha permesso di confrontarci con un ecosistema di innovazione, fatto di mentor, aziende e altri imprenditori, e ci ha aiutato a mettere a fuoco meglio il modello di business e le priorità di sviluppo. In particolare, è stato utile per trasformare un’idea con un forte contenuto innovativo in un progetto più orientato al mercato.
Uno degli aspetti più rilevanti è stato il supporto nel validare alcune scelte strategiche e nel rafforzare la credibilità del progetto verso interlocutori esterni, sia industriali che istituzionali.

Quali sono i vostri piani per il prossimo futuro?
I prossimi passi di Circular Fiber sono legati principalmente alla scalabilità del modello che abbiamo sviluppato. Da un lato continueremo a lavorare sull’evoluzione dei prodotti a base Karshof, ampliando le applicazioni e consolidando il posizionamento sul mercato. Dall’altro, il vero focus sarà sulla costruzione di un sistema produttivo più ampio e distribuito.
In questo contesto si inserisce il progetto “IO RESTO”, che rappresenta l’evoluzione naturale del nostro percorso. L’obiettivo è creare delle cellule di produzione locali, capaci di trasformare materie prime e sottoprodotti direttamente nei territori, generando valore economico e occupazionale.
Vogliamo costruire un modello che non sia centralizzato, ma replicabile e accessibile, in grado di coinvolgere aziende agricole, piccoli produttori e nuovi imprenditori, con particolare attenzione anche all’imprenditoria femminile. Nel prossimo futuro lavoreremo quindi su due direttrici: da una parte la crescita dei prodotti, dall’altra la costruzione di una rete di produzione diffusa. L’obiettivo è dimostrare che è possibile fare industria in modo diverso, più sostenibile e più radicato nei territori.
Quali sono le maggiori sfide per l’innovazione nel vostro settore di riferimento?
Una delle principali sfide nell’innovazione del settore agroalimentare è legata alla difficoltà di cambiare modelli consolidati. È un settore molto tradizionale, dove spesso innovare significa non solo introdurre un nuovo prodotto, ma modificare intere filiere produttive. Nel caso dell’upcycling, ad esempio, la sfida non è solo tecnica, ma anche culturale e di mercato. Bisogna lavorare sulla percezione del consumatore, che deve iniziare a vedere il “sottoprodotto” non come uno scarto, ma come una risorsa di valore.
Un altro aspetto critico è la scalabilità: molte innovazioni rimangono confinate a livello sperimentale perché manca un modello industriale capace di portarle sul mercato in modo sostenibile. Infine, c’è una forte frammentazione della filiera, che rende più complesso creare sinergie tra i diversi attori. Per questo crediamo che l’innovazione non debba riguardare solo il prodotto, ma il sistema nel suo complesso. La vera sfida oggi è proprio questa: passare da innovazioni puntuali a modelli che possano essere adottati su larga scala.