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Luca Travaglini, Planet Farms: “nel food sono essenziali metodo, execution e profonda conoscenza del contesto“ 

Co-fondatore e CTO di Planet Farms, fondata nel 2018 dopo oltre quattro anni di ricerca e sviluppo e 12 anni di esperienza nel settore alimentare come export manager e responsabile automazione, Luca Travaglini ha creato una delle aziende di agricoltura verticale di maggior successo in Italia e nel mondo.

Lo abbiamo intervistato in occasione della realizzazione del report Next-Gen Food | Il futuro del cibo, il cibo del futuro” di Cariplo Factory, nella convinzione che la sua esperienza possa servire da stimolo e ispirazione alle centinaia di altri imprenditori e imprenditrici che stanno riscrivendo il codice di sviluppo del sistema alimentare.

Per una startup del food sono fondamentali competenze trasversali e una visione sistemica – dichiara, in occasione dell’intervista – Nel food non esistono scorciatoie, ma servono metodo, execution e una profonda conoscenza del contesto. In questo settore l’innovazione deve dimostrare di poter funzionare concretamente sul mercato, e per questo motivo è essenziale comunicarne il valore e la qualità in modo credibile”.

Planet Farms nasce nel 2018 da un’idea molto concreta: costruire un modello di agricoltura verticale che potesse funzionare su scala industriale. I primi anni sono stati dedicati alla ricerca e allo sviluppo interno della tecnologia proprietaria, al fine di garantire il pieno controllo del processo produttivo. In quest’ottica siamo partiti da una coltura complessa, come l’insalata pronta al consumo, per testare in modo rigoroso il controllo dei processi e la qualità del prodotto nelle condizioni più sfidanti.

Nel 2024, mentre il nuovo stabilimento di Cirimido era già in costruzione, il sito di Cavenago Brianza è stato colpito da un incendio che ha avuto ricadute importanti dal punto di vista operativo e umano. Siamo usciti dal momento di difficoltà concentrandoci su quello che sapevamo fare meglio: lavorare in squadra, rafforzare il modello e accelerare l’avvio dell’impianto di Cirimido. Concentrando tutte le energie sul nuovo impianto siamo riusciti ad avviare la produzione in tempi rapidi e a far uscire i primi prodotti a settembre dello stesso anno, senza rallentare il nostro percorso di crescita.

La resilienza mostrata dal team, il supporto dei soci e la solidarietà ricevuta dall’esterno hanno avuto un ruolo fondamentale. In un momento che avrebbe potuto rallentare tutto, l’azienda è riuscita a rimettersi in moto in tempi che, sulla carta, sembravano impossibili.

Nei prossimi anni Planet Farms continuerà a crescere seguendo due direttrici principali. Da un lato, lo sviluppo e la replica di nuovi stabilimenti in Europa, grazie anche alla joint venture operativa con il fondo infrastrutturale svizzero Swiss Life, con l’obiettivo di costruire diversi siti produttivi nei prossimi anni.

Dall’altro lato abbiamo in programma l’estensione della tecnologia a nuove colture strategiche. Oltre al food, l’azienda sta lavorando su progetti come il cotone e il caffè, con l’ambizione di portare in Europa filiere che oggi sono fragili o fortemente dipendenti dall’estero, creando nuove opportunità industriali e produttive.

Quando Planet Farms è stata fondata il vertical farming era visto come una sperimentazione di nicchia. Oggi il contesto è diverso: le criticità del sistema agroalimentare sono più evidenti e questo ha portato una maggiore attenzione verso soluzioni tecnologiche, anche da parte di investitori e istituzioni.

Allo stesso tempo, però, il settore è diventato più articolato. C’è più accesso a informazioni, tecnologie e capitali, ma questo non rende il percorso automaticamente più semplice. Oggi, al contrario, è ancora più evidente quanto siano fondamentali competenze trasversali e una visione sistemica. Nel food servono metodo, execution e una profonda conoscenza del contesto.

Oggi chi fa startup si confronta con un settore complesso e fortemente regolato, che combina produzione fisica, sicurezza alimentare e normative stringenti. Nel food l’innovazione deve dimostrare di funzionare concretamente sul mercato, non solo sulla carta, e per questo motivo è essenziale riuscire a portare l’innovazione all’adozione reale, comunicandone il valore e la qualità in modo credibile.

L’interesse per il food tech è cresciuto, ma i finanziamenti restano selettivi e richiedono tempi di sviluppo più lunghi rispetto ad altri settori. Conta molto il tema delle competenze. Le figure più decisive sono quelle ibride, capaci di tenere insieme ambiti diversi. Costruire team con queste caratteristiche richiede tempo e investimenti mirati.

Uno dei trend più rilevanti è il passaggio da un’agricoltura climate-driven a modelli sempre più consumer-driven, in cui si produce dove e quando serve, riducendo sprechi e dipendenze da fattori esterni. In questo scenario l’agricoltura in ambiente controllato diventa uno strumento concreto per garantire continuità produttiva, qualità e tracciabilità.

Un secondo elemento chiave è l’uso dei dati e dell’intelligenza artificiale lungo tutta la filiera: nel 2025 l’AI non è più sperimentale, ma una leva operativa per ottimizzare risorse, processi e sicurezza alimentare.

Infine, sta emergendo una forte convergenza tra food e altri settori industriali, come cosmetica, farmaceutica e moda, dove la coltivazione controllata di materie prime apre scenari che vanno oltre il cibo tradizionale.

Il valore di iniziative come il report Next-Gen Food consiste nel creare consapevolezza e offrire strumenti utili per interpretare l’evoluzione del settore agroalimentare. Contribuisce a dare una lettura più chiara di come innovazione, industria e territorio possano dialogare in modo efficace e generare valore nel tempo.

Il messaggio agli imprenditori di oggi e del futuro è di non avere paura di pensare in grande, ma di farlo con metodo. Nel food non esistono scorciatoie: servono visione, disciplina industriale e una profonda conoscenza dei processi. Ma soprattutto servono persone e team che credano nel progetto nel lungo periodo, anche nei momenti più complessi. È così che si costruiscono aziende capaci di crescere in modo solido e duraturo.

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