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Next-Gen Food: intervista a Claudia Colla, Capo Rappresentanza della Commissione europea per il Nord-Italia 

Il report “Next-Gen Food | Il futuro del cibo, il cibo del futuro” di Cariplo Factory ha ottenuto il patrocinio della Commissione europea in ragione dell’obiettivo dichiarato di promuovere lo sviluppo di soluzioni innovative in ambito alimentare, favorendo la collaborazione e contaminazione tra startup, PMI, istituzioni e aziende della filiera.

L’innovazione è la chiave per conciliare sostenibilità ambientale, efficienza produttiva e redditività – afferma Claudia Colla, capo della Rappresentanza della Commissione europea per il Nord Italia, in occasione dell’intervista – Le startup rappresentano un motore essenziale di progresso, poiché introducono tecnologie e modelli di business capaci di ridurre gli sprechi, ottimizzare l’uso delle risorse e migliorare la tracciabilità lungo la filiera agroalimentare” 

Il sistema agroalimentare europeo è oggi chiamato a rispondere a sfide di natura ambientale, economica e sociale profondamente intrecciate. Secondo i dati della Commissione europea il settore genera circa 900 miliardi di euro di valore aggiunto e dà lavoro a 30 milioni di persone in tutta l’Unione europea, ma si trova in una fase di trasformazione strutturale. Come evidenziato nella comunicazione “Una visione per l’agricoltura e l’alimentazione” della Commissione europea, solo il 12% degli agricoltori europei ha meno di 40 anni: un dato che sintetizza la sfida del ricambio generazionale e la necessità di rendere l’agricoltura più attrattiva per i giovani. 

Oltre a questa sfida cruciale, il cambiamento climatico, la pressione sulle risorse idriche e la necessità di ridurre le emissioni del settore agricolo restano priorità assolute. Come sottolineato anche dallo studio “Scenar 2040” del Centro comune di ricerca della Commissione europea, sarà necessario trovare un punto di equilibrio tra sicurezza alimentare, competitività e tutela dell’ambiente, adattando le politiche europee alle diversità territoriali dell’Unione europea. 

L’Unione europea mette a disposizione un quadro di strumenti che operano su più dimensioni: economica, ambientale, sociale e industriale. Insieme, questi strumenti definiscono un sistema agroalimentare capace di affrontare le sfide globali attraverso un approccio di filiera, che unisce strumenti economici, politiche industriali e interventi mirati alla sostenibilità sociale e ambientale.  

Il primo pilastro di questo ecosistema resta la Politica agricola comune (PAC). Nella programmazione 2023-2027, la PAC promuove pratiche di produzione rispettose dell’ambiente, sostiene la qualità e la tracciabilità dei prodotti e incoraggia la modernizzazione delle imprese agroalimentari. La visione al 2040 amplia l’orizzonte della PAC e guarda all’intero sistema agroalimentare, con quattro priorità di fondo: rendere il settore più attrattivo, competitivo, resiliente e connesso alle comunità. L’obiettivo è costruire un modello alimentare europeo capace di generare valore lungo tutta la catena, dalla produzione alla trasformazione, fino alla distribuzione e al consumo. In questa prospettiva, il ricambio generazionale rappresenta una condizione essenziale per rendere l’intero sistema alimentare più dinamico, innovativo e sostenibile. 

Infine, la transizione energetica e industriale è un elemento decisivo per la competitività del comparto. Con il Patto per l’industria pulita, la Commissione mira a ridurre i costi energetici e a sostenere la diffusione di tecnologie a basse emissioni. In questo quadro, il Piano d’azione per un’energia a prezzi accessibili rappresenta uno strumento strategico per filiere energivore come la trasformazione, la refrigerazione o la logistica alimentare, riducendo la dipendenza da fonti fossili e rafforzando la resilienza produttiva delle imprese. 

Più che di difficoltà vere e proprie, parlerei della necessità di rendere più efficace e coordinata l’attuazione delle strategie europee a livello nazionale e locale. La riuscita di queste politiche dipende infatti dalla capacità di tradurle in azioni concrete lungo tutta la filiera. 

La sfida principale è il coordinamento: le misure europee devono essere adattate alle realtà territoriali, evitando che agricoltura, industria e innovazione viaggino su binari separati. Il rafforzamento del sistema agroalimentare richiede un approccio condiviso, che metta in rete istituzioni, imprese e comunità locali, favorendo sinergie tra politiche agricole, industriali ed energetiche. 

Un altro nodo cruciale concerne la complessità normativa. Per molte imprese, soprattutto startup e PMI, la burocrazia resta un ostacolo concreto all’accesso ai fondi o all’adozione di pratiche sostenibili. La Commissione europea ha riconosciuto la necessità di ridurre gli oneri amministrativi e di semplificare, anche attraverso la digitalizzazione, i processi di attuazione. 

L’innovazione è la chiave per conciliare sostenibilità ambientale, efficienza produttiva e redditività. Le startup, in particolare, rappresentano un motore essenziale di progresso, poiché introducono tecnologie e modelli di business capaci di ridurre gli sprechi, ottimizzare l’uso delle risorse e migliorare la tracciabilità lungo la filiera agroalimentare. Queste realtà possono inoltre accelerare l’adozione di soluzioni capaci di migliorare l’efficienza, la tracciabilità e la riduzione degli sprechi. 

La Commissione europea riconosce il ruolo strategico delle aziende innovative attraverso strumenti come lo European Innovation Council e il programma AI Factories, che sostengono startup e PMI nello sviluppo di tecnologie emergenti e nella loro applicazione nei settori più rilevanti, compreso quello agroalimentare.  

La collaborazione fra soggetti diversi è la condizione per rendere sostenibile la transizione. Startup e imprese tradizionali possono unire capacità tecnologiche e conoscenze operative per migliorare la gestione delle risorse naturali, ridurre l’impatto ambientale e creare valore aggiunto lungo tutta la catena alimentare. Le università e i centri di ricerca, da parte loro, contribuiscono a validare i risultati e a garantire la trasferibilità delle innovazioni, mentre la società civile e le organizzazioni dei consumatori svolgono un ruolo essenziale nel promuovere comportamenti responsabili e nel creare fiducia nel sistema. 

La visione al 2040 della Commissione incoraggia questo approccio integrato, sottolineando che solo una sinergia tra pubblico e privato, tra innovatori e comunità rurali, può garantire una transizione competitiva e inclusiva. Il dialogo tra tutti gli attori rimane un elemento essenziale per costruire un sistema alimentare europeo più sostenibile, innovativo e vicino alle esigenze degli europei. 

Un report come “Next-Gen Food | Il futuro del cibo, il cibo del futuro” ha un ruolo centrale perché collega la visione europea alle dinamiche concrete del territorio. Questo report offrirà una fotografia aggiornata delle imprese, delle startup e dei modelli di innovazione che stanno emergendo nel settore agroalimentare italiano, consentendo di comprendere meglio dove si concentrano le eccellenze e le opportunità future. 

Questo tipo di analisi è fondamentale anche per le istituzioni, perché aiuta a valutare come le politiche europee vengono recepite, quali sono gli ostacoli percepiti dagli operatori e dove si possono creare nuove sinergie tra pubblico, privato e ricerca. In prospettiva, studi come questo possono rafforzare il confronto tra gli attori del settore e accompagnare l’evoluzione del sistema alimentare europeo verso standard sempre più elevati. 

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