Una carriera fra Brasile (dove ha lavorato su progetti di fusione e acquisizione in America Latina), Stati Uniti (dove ha ricoperto il ruolo di Chief of Staff seguendo il progetto Digital Farming Strategy), Germania e Indonesia: Patrick Gerlich è attualmente amministratore delegato di Bayer Crop Science Srl, divisione dedicata all’agricoltura del gruppo Bayer, corporate partner del report “Next-Gen Food | Il futuro del cibo, il cibo del futuro” di Cariplo Factory.
La sua testimonianza è particolarmente preziosa per comprendere il ruolo che possono rivestire le startup e aziende innovative nel futuro del settore agricolo, insieme al potenziale di tecnologie come l’intelligenza artificiale nel processo decisionale.
Qual è, secondo Bayer, il valore di un’iniziativa come il report “Next Gen Food” di Cariplo Factory?
Un’iniziativa come Next Gen Food ha un valore chiave perché mette l’innovazione in ambito alimentare al centro di un dibattito pubblico e industriale che oggi è più urgente che mai: non riguarda solo cosa mangeremo domani, ma come produrremo, consumeremo e gestiremo le risorse in modo sostenibile.
Il valore, per noi, sta anche nel suo obiettivo di dare visibilità alle piccole e medie realtà più dinamiche e favorire collaborazioni e contaminazioni con il mondo industriale, finanziario e istituzionale: esattamente ciò che serve per trasformare buona innovazione in adozione su larga scala.
In questo quadro, il nostro ruolo come Corporate Partner è quello di contribuire a un network efficace che metta in connessione imprese e innovatori, e aiuti a far circolare soluzioni che possono accelerare una transizione sostenibile e competitività della filiera agroalimentare.
Quali sono gli ambiti del report di maggiore interesse per Bayer?
Ci aspettiamo di trovare innovazioni concrete e misurabili, non solo idee. Il report nasce per raccontare soluzioni già mature e operative lungo tutta la filiera alimentare, e quindi per noi è interessante capire dove l’ecosistema italiano sta già dimostrando capacità di scala e come intende farlo nei prossimi anni. In particolare, ci aspettiamo soluzioni per migliorare produttività e resilienza, riducendo l’impronta ambientale, innovazioni che rendono la filiera più trasparente, circolare e “anti spreco”, tecnologie digitali e dati (inclusa AI) con un chiaro “caso d’uso” e benefici dimostrabili.
Nel dettaglio, siamo interessati a individuare [PO1.1] soluzioni che aiutino a produrre in modo più efficiente in un contesto caratterizzato da [PO2.1] vincoli naturali, geopolitici, regolatori crescenti. Ci aspettiamo, inoltre, risposte che mostrino come l’innovazione stia incidendo su riduzione degli sprechi, migliore gestione delle risorse e tracciabilità/trasparenza lungo la filiera. Infine, sarà interessante osservare come le startup stiano applicando il digitale e le analisi dei dati per supportare decisioni migliori e con che evidenze.
In Bayer sviluppiamo approcci integrati pensati per rafforzare la resilienza degli agricoltori, attraverso la combinazione di genetica, chimica, soluzioni biologiche e strumenti digitali. Siamo curiosi di scoprire quali tecnologie – e con quali risultati – stanno emergendo in Italia che possono inserirsi in questo sistema integrato. In sintesi, dal report ci aspettiamo segnali chiari su quali innovazioni “reggono la prova del mercato” e quali hanno bisogno di partnership industriali per passare dal pilota all’impatto.
Qual è il ruolo delle startup e aziende innovative nel futuro dell’agricoltura, e come potrebbe evolvere la loro collaborazione con grandi corporate come Bayer?
Le startup e le PMI innovative sono spesso il “motore di accelerazione” dell’innovazione agricola: portano idee di frontiera, velocità di esecuzione e tecnologie molto specialistiche che possono trasformarsi rapidamente in prototipi e prove in campo. La collaborazione con grandi corporate come Bayer può evolvere in modo sempre più strutturato e orientato al co-sviluppo, perché la sfida oggi non è solo “inventare”, ma scalare soluzioni affidabili, misurabili e adottabili dagli agricoltori.
A livello globale, un esempio concreto di questo approccio è la nostra rete Global LifeHub Network: spazi connessi ad alcuni dei nostri maggiori centri di ricerca in Europa, USA e India, pensati per collaborazioni locali con impatto globale, dove si lavora su incubazione e accelerazione di startup, supporto allo sviluppo di ecosistemi di innovazione, trasferimento della ricerca accademica in soluzioni applicate, e dialogo con stakeholder e società per costruire fiducia nelle nuove tecnologie.
Un secondo esempio globale è Leaps by Bayer, la nostra unità di investimento strategico che collabora con startup e innovatori. In questo quadro, Leaps lavora con startup che mirano a risolvere grandi sfide (i “ten leaps”), incluse quelle legate alla riduzione dell’impatto ambientale dell’agricoltura e allo sviluppo di next gen healthy crops.
In Italia, un esempio molto concreto di collaborazione tra Bayer e una PMI innovativa è 3Bee: nel progetto Rigenerare per crescere – il nostro progetto di viticoltura rigenerativa – abbiamo lavorato insieme alle aziende vitivinicole partner e a XNatura, la divisione di Nature Intelligence di 3Bee, per rendere l’agricoltura rigenerativa un progetto “di campo”, misurabile e replicabile, collaborando sull’importante tema della biodiversità.
Ecco, questo per me è il punto chiave sull’evoluzione della collaborazione: passare da iniziative episodiche a partnership continuative dove startup e corporate integrano competenze complementari (tecnologia e agilità da un lato; capacità di sperimentazione, validazione, rete agronomica e scalabilità dall’altro) per portare innovazione dove conta davvero: nelle aziende agricole e nelle filiere.
Quali sono i programmi di Bayer per l’innovazione nella produzione e nella sostenibilità alimentare, e qual è il ruolo dei vostri centri di ricerca?
A livello globale, l’innovazione in Bayer nasce da un approccio integrato che combina genetica e miglioramento varietale, protezione delle colture (incluse soluzioni biologiche e chimiche) e soluzioni digitali per supportare decisioni agronomiche più precise. L’obiettivo è aiutare gli agricoltori a produrre in modo sempre più efficiente, riducendo l’uso di risorse e sostenendo sistemi agricoli più sostenibili sul piano ambientale ma anche sociale ed economico.
Per Bayer, il nostro Paese è un punto chiave della strategia di innovazione. In Italia, Bayer dispone di due hub R&D di eccellenza: il Centro di ricerca sulle varietà orticole a Latina, da oltre quarant’anni il cuore pulsante della ricerca orticola di Bayer dove vengono selezionate e sviluppate varietà di alimenti con l’obiettivo di garantire agli agricoltori sementi sempre più performanti e sostenibili, capaci di adattarsi alle diverse condizioni pedoclimatiche e alle richieste del mercato. Il centro è stato il primo sito europeo di Bayer a istituire, già nel 2017, un gruppo dedicato esclusivamente alla sostenibilità.
Il secondo hub è il Centro di ricerca per lo sviluppo del mais a Olmeneta (CR) per la selezione e progettazione dei migliori ibridi di mais per il Sud Europa dove, dopo oltre vent’anni di ricerca, sono nati i nostri ibridi di mais a taglia ridotta (“short corn”) che stanno alla base di Preceon – Smart Corn System, un sistema all’avanguardia dedicato alla maiscoltura che integra ibridi di ultima generazione, strumenti digitali, protezione della coltura e consulenza agronomica personalizzata per produrre di più con un minore impiego di risorse naturali, favorendo pratiche di agricoltura rigenerativa. Accanto a questi due centri di ricerca, abbiamo anche tre centri di sperimentazione distribuiti sul territorio per lo sviluppo e test di nuove soluzioni per la protezione delle piante.
Che contributo può offrire l’intelligenza artificiale nell’assicurare una produzione di cibo più sostenibile, resiliente e sicura dal punto di vista della salute umana?
L’AI può dare un contributo enorme perché permette di prendere decisioni migliori, più rapide e più mirate lungo tutta la catena agricola: dalla ricerca (semi e soluzioni di difesa) fino alle scelte quotidiane in campo. In Bayer utilizziamo l’AI come un abilitatore per accelerare lo sviluppo di prodotti e migliorare il modo in cui li produciamo e li rendiamo disponibili ai clienti.
I contributi principali dell’AI al lavoro di Bayer sono una R&D più veloce e mirata, come dimostra l’esempio di CropKey, il nuovo approccio di Bayer per “progettare” la protezione delle colture del futuro usando intelligenza artificiale e simulazioni al computer per creare in modo più veloce e preciso agrofarmaci super mirati e più efficaci. Inoltre, l’intelligenza artificiale fornisce raccomandazioni agronomiche “su misura” per la gestione degli input. Piattaforme digitali come FieldView combinano i dati dell’azienda agricola con data science e immagini satellitari per dare una visione completa di ciò che accade nel campo e aiutare a decidere quando lavorare il suolo, seminare, applicare agrofarmaci e input, raccogliere e con quali dosi, contribuendo a conservare risorse e migliorare l’efficienza.